siamo la nostra apparenza

Il Brescia Calcio si è salvato.

La vastità del cazzo che ve ne frega, sarà a dire poco imbarazzante, ma mi sono venute in mente tutta una serie di cose, mentre stavo in coda per prendere un biglietto in gradinata per Brivido.

Il Brescia Calcio è la squadra della mia città.
La mia città è fatta della più vasta provincia d'Italia.
La provincia è la mia realtà quotidiana.

I miei genitori mi hanno avuta che erano giovani.
Piuttosto giovani, a metà degli anni 80.
Ed impegnati, incredibilmente impegnati.

La SuperMamma è rimasta incinta che aveva convinto da un annetto scarso Paparotto Gigiotto ad aprire la palestra, non erano che fidanzati, squattrinati e senza un tetto sopra la testa.
Io sono arrivata in un lettino improvvisato sul divano della casa dei miei fotonici nonni, tra una poppata e l'altra di un seno che doveva correre tra casa e lavoro, senza avere mai un minuto per se, ed un innamoratissimo padre che si doveva ancora laureare, lavorava 14 ore al giorno, e già aveva dovuto rinunciare al suo sogno più grande: allenare.

Mi hanno riversato addosso tanto di quell'amore, da colmare i buchi che mi gravitavano attorno con una presenza costante, eppure vivendomi con una leggerezza bellissima, impregnata di incoscienza e voglia di arrivare tanto in fretta alla maturità.

Eppure non sono stati bastevoli al loro ruolo di genitori.
Come tutti i genitori.
Splendidi, è scontato, sono stati splendidi sempre.
Ma mi dovevano più possibilità, ed invece mi hanno tenuta nella provincia.
Ed io della provincia ci sono cresciuta, imbevuta di quel luogo comune, che solo nella provincia si sa di che si parla.

Potevo avere scuole migliori.
Viaggi studio all'estero.
Università agevolata.

Ma erano troppo impegnati.
Decisamente troppo impegnati.
Ed io avevo troppe zavorre.
Decisamente troppe zavorre.

A volte mi manca il non avere avuto le possibilità di qui sopra.
Perché nell'anima sono snob e viziata, e me le aspettavo, da loro, queste possibilità.

Penso sempre che mi sia stato tolto qualcosa, e questo pensiero mi fotte.
Stolta piccola figlia di papà che non sono altro.
Mi fermo sempre ad un passo dall'ottenere lo scopo.
Sarà perché nessuno me lo serve su un piatto d'argento, finta guerriera della determinazione che non sono altro...

Il Brescia Calcio non vende abbonamenti, e allo stadio vanno in pochissimi, giusto quelli della Curva Nord.
Giovedì sera, contro il Trapani, aveva l'ultima chance di salvarsi, l'ultima partita utile che avrebbe determinato la salvezza.
E lo stadio era gremito, traboccava di gente che si è appassionata di calcio, di bianco celeste, i colori della "loro" squadra.


Occasionalmente, tutti ci siamo appartenenti ad un unico scopo.

Va beh... i biglietti erano gratis, c'è da dirlo...

Ma nonostante questo, io, sotto il sole, tra bifolchi bestemmiatori, e spinelli accesi, non ce l'ho fatta ad aspettare il mio turno, me ne sono andata...

Commenti

  1. Io cresciuto e pasciuto nella caput mundi, con tutte le occasioni universali, tutto il sapere ad uno schiocco di dita, tutto lo spettacolo ad abundantiam, continuo a sognare una vita di provincia che non avrò mai.
    Come vedi non ci vi mai bene un caxx.

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    1. è proprio vero FRANCO che siamo eterni insoddisfatti, più impegnati a sognare una vita perfetta che ad apprezzare quella che abbiamo!

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  2. Ciao,anche io sono un provinciale,ma non mi lamento,nato a Trieste ,quando ero giovane o girovagato per diverse città ,per studio,e per lavoro.Le superiori a Trieste e l'università tra Roma e Venezia,con il primo impiego a Milano.tempi meravigliosi,vissuti,però , sempre da provinciale con la voglia di ritornare a casa,Trieste.
    Forse la Triestina calcio sarà promossa,ne sarei felice anche se non vado allo stadio .
    Ciao,fulvio. E auguri per il Brescia.

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    1. non lo so FULVIO, forse la provincia è una condizione dell'essere, prima di essere un luogo di appartenenza... fede calcistica esclusa

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  3. Io adoro smisuratamente il luogo in cui sono nata, tuttavia credo che una città indubbiamente offra occasioni professionali e culturali che qua nemmeno me le posso immaginare.

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    1. ti dirò SARA: tutto sommato non mi spiace essere nata in provincia, ma la mia vita è stata parecchio determinata da lei

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  4. Anche io avrei voluto essere "spinta" dai miei ad andarmene, a non tornare dopo l'università; tante volte ho li ho incolpati di avermi voluto tenere troppo vicina e mi sono sempre detta che una volta mamma non avrei fatto le stesse scelte, ma adesso che mamma lo sono davvero so che se un giorno mia figlia dovesse scegliere di andare a vivere lontano mi mancherebbe in una maniera allucinante...

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  5. Capisco troppo bene il soffocamento che si prova nel vivere nella provincia. Spesso è una scelta "adulta" che poeta a desiderare, a una "certa" età, quella tranquillità che la città non ti sa dare, che però chiude e soffoca le nuove generazioni. Ognuno con le proprie motivazioni, questo è certo, però fa male lo stesso. Ciò non vuol dire, però, che non si abbia poi il tempo per riscattarsi e per far uscir fuori il topino di città che è in ognuno di noi ^^

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  6. Firenze, quella che considero la mia città indipendentemente da dove abito e dove sono nato, è a dir poco meravigliosa. Essendo la mia città c'è sicuramente una certa dose di campanilismo, ma l'azienda in cui lavoro assume persone da tutta l'Italia e casualmente tutti finiscono per innamorarsi di Firenze e voler fare di tutto per rimanerci.

    Questo nonostante tutti i problemi di traffico, parcheggio, igiene, cura dei monumenti, e quant'altro.

    Culturalmente ha da offrire tantissimo: il Duomo col campanile di Giotto e il Battistero, Santa Croce, San Miniato, monumenti meravigliosi, musei da svenimento, palazzi storici che contengono le storie dei vari periodi storici della città, i ponti sull'Arno tra i quali spicca Ponte Vecchio, le Cascine... fino ad arrivare al Piazzale Michelangelo, che oltre ad avere ai suoi lati il Giardino delle Rose ed il Giardino dell'Iris, offre una vista sulla città che fa davvero perdere un battito al cuore.

    Amo Firenze ed amo anche la Fiorentina, la squadra che condanna i suoi tifosi all'eterna delusione. Sì, delusione: perché ogni anno parte lentamente ma fino a raggiungere un picco di livello che inietta illusioni di facili accessi alle manifestazioni europee, ma poi cade inevitabilmente nell'oblio e tutto quel che ottiene, se l'ottiene, è sempre per il rotto della cuffia. Tuttavia c'è una cosa che unisce tutti noi tifosi della Fiorentina: l'odio viscerale per la Juventus nato fin dal campionato 81/82 (ben 35 anni fa), che fu rubato clamorosamente alla Fiorentina nell'ultima giornata a seguito di "ben più che discutibili" decisioni arbitrali su entrambi i campi di gioco.

    Figlio di un professore di matematica riconvertito all'informatica, la mia gioventù fiorentina non è stata poi così serena. La sua ossessionante ombra mi ha soverchiato a lungo e solo ai tempi dell'università sono riuscito a recuperare confidenza in me, sicurezza ed equilibrio. Purtroppo di questo mi è rimasto sempre dentro il segno e confesso che provo invidia per chi sognerebbe tornare indietro ai tempi del liceo: per me è l'opposto.

    Tutto questo per dire che, quali che siano le condizioni al contorno, questa insofferenza, questo senso di mancanza di qualcosa di fondamentale è fortemente probabile ci colga comunque. Forse la chiave di lettura è legata alla natura della nostra generazione rispetto a quella precedente, che probabilmente ci rende immancabilmente condannati ad una irrisolvibile insoddisfazione.

    Però la via d'uscita che ho trovato per me è stato imparare a godere delle piccole cose, ad appassionarmi a ciò che riesce a darmi gusto, dando libero sfogo a questo piacere nelle forme che ho a portata di mano: ascoltare e suonare la musica -anche se solo per me stesso-, trovare un autore interessante e leggerne tutte le opere possibili, guardare film e scriverne associando pensieri personali quando ce ne sono, scoprire e gustare cibi e tradizioni di tutto il mondo, degustare i vari tipi di Single Malt Whisky... tutte cose a portata di mano e che non richiedono né di vivere in un posto in particolare né di possedere qualcosa di particolare valore.

    Significa trovare ciò che mi permette di vivere bastando a me stesso.

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  7. Anche io sono provinciale, nel senso che abito in una provincia e tra l'altro in un piccolo paesino. Ogni tanto ci penso a come sarebbe stato magari essere nato in un luogo con tantissime possibilità, ma poi mi dico che probabilmente sarei stato diverso, e tutto sommato mi sto bene come sto. Non credo che nel mio caso, i genitori siano stati "colpevoli" di non avermi dato altre opportunità, perché alla fine io non le ho mai palesate.

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  8. Questo commento è stato eliminato dall'autore.

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  9. Vivere in una metropoli secondo me ha più pro che contro, ma quel che ci si immagina a riguardo è sempre più dell'effettiva realtà. Concordo però che vivere in città non ti limita anche psicologicamente (nella scelta della scuola rischi di farti sovrastare dalla vicinanza piuttosto che dall'interesse, ad esempio).

    Il racconto sui tuoi mi è piaciuto molto.

    Alice

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