Binari e rotaie...

Sto riflettendo sullo scendere da un treno in una stazione nella quale non conosco nessuno.

Confondermi in mezzo a volti mai visti, che mai più rivedrò, e camminare con la testa alta e gli occhi pronti a cogliere sfaccettature ambigue, scordate da un cervello pigro, sottoposte al tutto per un niente. 

Non sono mai stata una soluzione vagabonda in una vita inquadrata, ma mi sono omologata a quello che mi circondava con cheta accettazione priva di ribellione.

E si che so di non essere un'illusa: sapevo che avrebbe potuto pesarmi la mia volontà di guerriera!

Sapevo che sarebbe saltata su un giorno, ed avrebbe rovesciato il tavolo delle certezze, sulla quale sarebbe stata adagiata un'esistenza fatta di inquieto ma soddisfacente, per gli altri però.

In assenza di risposte, mi pongo tante di quelle domande da logorare il poco che ho dentro.

Quando si apre il vaso di Pandora; quando cade la goccia che quel vaso lo fa traboccare; quando la prospettiva che avevi, spezza le ali ai sogni che vorresti fare; quando la soluzione presuppone di scardinare tutto...

Queste le varianti che hai lasciato sul sedile scendendo dal treno.

Lasciarle correre altrove, liberarti di esse per qualche tempo, con la consapevolezza che sapranno ritrovarti, ma non ora, non qui.

Esigenza che presuppone l'essenza di regole, l'abbondare di utopia, l'ignoranza del buon senso.

Che poi, cos'avrà fatto di male poi l'utopia?

Commenti

  1. Cara Patalice, questo si è un post interessante, se parliamo del treno è logico che si pensa ai binari, sono due e paralleli il destino li ha portati a non incontrarsi mai!!! Una esistenza triste e solitaria che ci fa riflettere.
    Ciao e buona giornata cara amica con un forte abbraccio e un sorriso:-)
    Tomaso

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  2. ha fatto di male che rende le persone problematiche e squinternate

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  3. Secondo me hai centrato in pieno un momento fondamentale del viaggio: il fermarsi, quello scendere dal treno.
    Non è facile..voglio dire che devi essere sicuro di scendere nel posto giusto, non sai se scenderai da solo o con altri, se pioverà o ci sarà il sole.
    Troppe varianti per limitarsi a dire: sono arrivato.
    Poi molte volte devi subito ripartire..
    l'utopia non ha mai fatto male a nessuno, dipende cosa si aspetta la gente dal quella però.

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  4. Io a quarant'anni sono sceso dal treno delle certezze, ho ribaltato il tavolo, seguito i sogni.
    A cinquantasette posso dirti che il vero guerriero rimane sul treno, prende in ostaggio il macchinista, e guida un po' lui.

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  5. Aiuto. Se me lo concedi anch'io "quando sono scesa dal treno" e non solo metaforicamente. Purtroppo quando..., come sai sintetizzare tu, a volte apre le porte ad un'altra serie di "errori" che insegnano si, sul passato, ma le varianti sono sempre nuove.
    E l'utopia, anche se "irrealizzabile", a volte è una delle tue ancore migliori (almeno per me).
    Ti auguro di essere il miglior bagaglio, forza!
    :**

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  6. La mia amica guru, parlando di resistenza e forza, sostiene che la resistenza ti mantiene in piedi, ma ti lascia come ti trova. La forza invece è come un ponte, e quando lo passi non sei più nemmeno l'ombra della persona che aveva iniziato il viaggio.

    Non credo di aver capito bene il tuo post, così come non credo di aver capito bene la mia meravigliosa guru. Ma sono reduce da un gin tonic e un americano, vedo tutto offuscato. (non che da sobrio sia molto diverso, in effetti).

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  7. A cinquant' anni ne ho preso uno di treno . Adesso ne ho cinquantasette e non sono ancora sceso ...buon viaggio

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  8. Occorre sapersi buttare nonostante non cio sia la rete di protezione. A volte è necessario per noi stessi.
    Se agli altri non piace, pazienza. Se poi sbagliamo saremo in grado di pagare i nostri errori ma se non prendiamo la decisione quando ci sembra il momento giusto poi avremo eterni rimorsi e dubbi.
    Ho scritto quando ci sembra il momento giusto perchè la certezza che lo sia lo avremo solo tempo dopo analizzando i risultati ottenuti :)
    Bacio

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