lunedì 24 novembre 2014

Fucking Italy

Poca fresca e gente depressa, cantano i Gemelli Diversi.
E sebbene il pezzo non verrà ricordato nei secoli dei secoli, oggi mi viene in mente.

La situazione in suolo italico è like a shit, inutile fingere il contrario.

La politica è ipocrita e ridicola, con un partito democratico che non ha più capo ne coda, ed una destra che (fortunatamente) è silente.
Un capo dello stato che se fosse vostro nonno gli ridereste in faccia, ed un angheria fiscale che miete vittime tra cittadini oggettivamente esausti.

Tutto costa troppo.
Nessuno compra più.
I negozi chiudono.

Io vedo Paparotto Gigiotto invecchiare sotto il peso delle responsabilità che si accumulano alle asperità giornaliere, e Brivido combattere con coraggio senza vedere troppi risultati.

Delle volte ci penso a che ne sarà di noi.
Ma è un pensiero che non pesa e che non ha entità particolare.

Per una volta non per la mia famigerata e nota superficialità, ma perché arrovellarsi il cervello su cose incontrollabili, non fa per me.
Il mio lato razionale si prepara a tutto, ma non si fascia la testa per nulla.

Che poi il fondo l'abbiamo toccato, ora è il momento di risalire verso l'alto.
Se anche giornali, tivù e radio la smettessero con il terrorismo psicologico, ne trarremmo tutti ottimi risvolti.
Io non dico di cacciare la testa sotto sabbia come gli struzzi, ma votarci al cambiamento con la volontà di qualcosa si grande, che non si l'esbarco, no!?

Già.
Emigrare.

Ieri parlavo con una cliente che mi chiedeva se tra i miei conoscenti ci fosse chi era andato via.
E si, porca vacca, c'è!
Il Patatino è in Thailandia a fare il capoccia di un'azienda, mentre qui era ingegnere da mille euro al mese.
Una si appresta a due anni di vita madrilena nell'amministrazione di una compagnia che tratta con l'Italia.
Un'altra ha preso i suoi due e fa la ricercatrice in quel di Berlino.
Un paio di amici di Brivido fanno su e giù da Boston, ed un'altra coppia di ex ragazzi, che conosciamo, cercherà la propria strada a New York, biglietto di sola andata a settembre.
Un mio cliente fa il modello e commesso a Sydney, dovevano essere 6 mesi, ed è più di un anno che sta là, si è maritato e non ha la benché minima intenzione di rientrare.
Un'ex dipendente dei miei genitori, con la quale ci sono ancora ottimi rapporti, fa la spola tra Brescia ed Oxford, e continua a dirmi che la vita è adesso, ma non qui.

Non ci penso meglio a tutte quelle persone che conosco, ed hanno fatto armi e bagagli per cercare un posto dove battesse più intenso e caldo il sole, che lo so che ce ne sarebbe ancora più di un esempio, ma mi vien male pensare che, per trovare se stesso, ed essere qualcuno, sia proprio così indispensabile lasciare il noto, per approdare all'ignoto.

Io loro non li discuto, da un lato invidio la loro intraprendenza pazzesca, quello sprezzo del quotidiano, quell'azzardo fortissimo che non si negano, e penso alla massiccia dose di coraggio nell'affrontare il mondo in questo modo ardimentoso, ma io continuo a crederci che da qui si possa e si debba smuovere la situazione. 

Non esiste proprio che, chi ha il coraggio di prendere ed andare sia "più meglio", di chi si smezza il marcio che c'è, scegliendo consapevole di non mollare, di andare avanti su un tracciato che profumi di casa.
Percheé non tutti hanno le possibilità di prendere e partire, la fortuna di non avere nulla di invalicabile che li trattiene, la chance di potersi permettere il lusso del non lasciare niente che non si muoverà con le sue gambe aspettandolo.

Io, che per motivi caratteriali e di salute, non ho mai neppure potuto pensare ad un azzardo così azzardato, guardo al mio: cerco di essere una brava persona, di maturare in una società difficile, che mi mette sempre più spesso i bastoni tra le ruote e alla quale sarebbe bello poter sputare addosso senza ritegno... 

E spero di avere il mio attimo di celebrità.
Non inteso in quanto tale, anche senza riflettori puntati, si capisce, ma magari con una dose extra large di ammiccamenti orgogliosi da parte della gente che mi vuole bene, per la temperanza che si trasforma in virtù.

Il mondo, anche quello più noioso e meno eccitante nell quale sono nata, e che ancora mi ospita, alla fin delle finite non è niente male... 

...e se qualcuno ha la pazienza di lottare per lui può rivelare grandissime cose, no?

Alla fine, se si lancia un sassolino nelle acque dell'oceano, i flutti non rimangono indifferenti.
E si parla di un sassolino, qualcosa di poco più grande di una capocchia di spillo, no?
Cioè, un sassolino piccolo ed insignificante smuove l'OCEANO.
L'O C E A N O, capite?!

42 commenti:

  1. a mia figlia ho detto di imparare benissimo l'inglese per poi andare via. questo paese è fottuto

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    1. ...un genitore atipico, seppure coraggioso FRANCESCO! e d'altra parte, serve essere coraggiosi, occorre intestardirsi contro le cose per il bene dei figli!

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  2. Oggi è difficile insegnare ai giovani cosa è importante e cosa no, per cosa bisogna lottare e per cosa no.
    Mi basta dare uno sguardo alla mia generazione per rendermi conto che in pochi cercano di fare qualcosa per migliorare, tanti se ne vanno.
    Io penso che sotto sotto, andarsene sia la cosa più semplice, questo paese è marcio e probabilmente affonderà governato da questi politici immortali, bisogna guardarsi in giro e trovare gente che fa la differenza, ci sono tantissimi modi per farla.
    Bisognerebbe spronare i ragazzi, andare nelle scuole e portare ciascuno un suo principio da insegnare, passare al suo prossimo, ma anche le scuole non sono esattamente disposte, io volevo andare nelle scuole superiori a parlare del degrado nei canili e delle condizioni in cui vivono un miliardo di cani, ma l'argomento era troppo "cruento" e la preside non ha acconsentito.
    Neanche la sensibilizzazione si può fare, nessuno può prendere una buona iniziativa in questo paese, è contro corrente!

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    1. Noi trentenni, siamo la generazione del "tutto e subito" siamo la MTV generation, quel manipolo di persone che non ha lottato per un domani migliore, ma non ha perso abbastanza da aver voglia e volontà per prendere i suoi due e cercare un significato più profondo, una realtà più concreta in un paradigma dedito all'improbabile...

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  3. Spesso lo abbiamo detto anche noi di andarcene, ma poi avevamo sempre ancora troppo da perdere e siamo rimasti. E ci arrabbattiamo per rimanere qui. Mia cugina a settembre ha preso marito e i tre figli e se n'è andata per sempre in Canada, dove fa un lavoro in un ufficio per gli stranieri e suo marito può finalmente mantenere la famiglia con la sua passione, cioè la musica. Credo che ci sia voluto un coraggio incredibile, non tanto per aver mollato tutto ed essere partiti per l'ignoto, ma per la consapevolezza che se parti resterai sempre un espatriato, uno diviso a metà, che non è più qui ma non sarà mai del tutto lì. Insomma, quello mi più mi spaventa è questo. Per questo non mi sento più coraggiosa ad essere rimasta in Italia, mi sembra comunque la scelta più facile.

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    1. ELLIE la facilità è un concetto del tutto relativo, trattasi di un'idea per la quale ciò che si fa, alla fin delle finite non è costata poi così tanto... Io, che non ho avuto una vita particolarmente facile, ora la vorrei... Nonostante tutto

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  4. Non saprei.
    La mia logica dice di andarmene, ed anche di fretta.
    Le palle (la paura) mi tengono attaccato a questo posto.
    Devo dar ragione a Francesco..... ed io non sarei un pessimista.

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    1. In effetti BOH, la logica soffia sulle nostre vele spronandoci a cercare qualcosa di più e di meglio del poco che ci hanno lasciato qui, a casa nostra...

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  5. Chi se ne va fa la più saggia delle scelte.
    Ma ci vuole coraggio per farla, oggettivamente. Bisogna investire soldi, lasciare tutto e di fondo accettare di essere dei 'sospesi' a vita (questa non sarà più casa tua, quella non sarà mai del tutto casa tua).
    Io non sono così coraggiosa. Per tanti motivi ho scelto di restare e cerco di trarne il meglio possibile... ma è difficile, frustrante e non sempre il gioco vale la candela..

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    1. È bizzarro il tuo nickname SILVIOPELLICO... E probabilmente c'entra molto col tema del mio post... Hai ragione, vivere sospesi è da persone estremamente coraggiose!

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  6. Cara Patalice, credo proprio che l'Italia stia toccando il fondo, la cosa è molto seria ancora di più di quanti si pensa. Vedi io il destino mi ha portato all'estero 60 anni fa, oggi formato una famiglia, mi trovo bene, mi fa molto male vedere come vanno le cose. Ma mi dico un fortunato se anche il mio paese lo ho nel cuore.
    Ciao e buona settimana cara amica, proviamo a sorridere se ne siamo capaci!
    Tomaso

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    1. Tu stai in un posto che mi pare meno toccato dalla crisi rispetto a casa nostra TOMASO, ti invidio sebbene mi renda conto che il mio attaccamento all'Italia si autentico e non possa venir meno

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  7. io credo che si stia raccogliendo ciò che abbiamo coltivato nel passato... cercare alla voce italiani.

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    1. Concordo ERNEST, peccato che chi oggi raccoglie è figlio di chi ha seminato, e non è quindi direttamente responsabile degli errori commessi

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  8. se ci si pensa anche solo per un momento di troppo, si rischia lo sconforto totale, per questo anch'io come te non mi preoccupo di ciò che non posso controllare e do il meglio di me, pur sapendo che un giorno potrebbe non bastare. A me non mancherebbero coraggio e intraprendenza d'andare, ma ho incontrato mio marito che ha un figlio dal quale non si vuole certo allontanare e ho fatto una scelta: figlia di un padre che a casa non c'era mai, io una famiglia smembrata non la voglio. si dovrebbe poter scegliere di andare o restare, non essere costretti ad andare perché qui non c'è più niente. il fatto è che per ora la soluzione alternativa sembra mancare...

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    1. Quel coraggio, a cui tutti MIKY, io inclusa, abbiamo fatto riferimento parlando di chi va, io lo riscontro anche in chi resta. E, ad esempio, come te, decide di sacrificarsi pur di non far vivere un padre lontano dal figlio

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  9. Io ci penso spesso al fatto che se mi avessero rinnovato il visto sarei rimasta negli Stati Uniti (o in Canada) e magari adesso chissà non sarei qui a combattere per il diritto al lavoro e per poter essere indipendente a 31 anni. Poi si è messo di mezzo l'amore. Io mi sono impigrita e così eccomi ancora sul suolo che mi ha vista nascere. E sai cosa? Continuo a essere convinta che dovrei (dovremmo, io e lui) andarcene. E mi spiace. Perché a me l'Italia piace. Perché, anche se non la sento casa, ha qualità innegabili. Poi la gente rovina tutto.
    E poi vorrei tanto, tanto vivere in un paese nuovo e farlo mio e sentirmi immensamente ricca a essere parte di due mondi.

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    1. Mi piace che, a differenza di altri in altri commenti MAREVA, tu sia stata l'unica a dire che far parte di due mondi non sarebbe un limite per te, ma un valore aggiunto...

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  10. Già, pazienza. Giusto quella ci vuole per riuscire ad andare avanti dignitosamente.

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    1. ...la pazienza sembra essere esaurita MISANTROPHIA, ma forse, in verità, ce n'è ancora abbastanza per farci tenere chiuse le bocche

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  11. Io lotto per non andare via. Cerco di inventarmi qualcosa.

    Moz-

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    1. ...sei uno di quelli a cui dirà bene MOZ, hai qualità delle quali il mondo avrà sempre bisogno...

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  12. Oh tresor... anche io vedo mio padre invecchiare e mio marito lottare e mi incazzo come una bestia contro un paese che c'ha solo TOLTO senza mai darci nulla. Sono franca, ad averci il coraggio me ne sarei già andata. Il punto è che gli emigranti mi sembrano sempre più cazzuti di me -_-

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    1. Socia non so se ci sarà un epilogo a questa storia i cui capitoli ci vedono sempre più antagonisti del buon senso e del domani...

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  13. Che tristezza infinita.
    Io sono qui perchè mio marito l lavoro ce l'ha fortunatamente. Io è un anno che non trovo nemmeno uno stage, non parliamo di lavoro... che ad ogni colloquio mi sento dire le cose più discriminanti e assurde. Vorrei stare qui, mi piace. Ma non così.

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    1. Io e Brivido abbiamo un lavoro, anzi, ce lo siamo lottati ognuno nel suo... Non è stato ne semplice ne scontato, anzi direi che è stata una battaglia che ancora non è finita, una guerra nella quale non sono state deposte le armi, ed ancora si lotta per un nostro domani più roseo..

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  14. Hai scritto un gran bel post, Pata.
    E quoto la Princess.

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  15. Bellissimo post che appoggio in pieno.
    E quanto mi incazzo per questa situazione del menga. Io e il mio lui ci facciamo un fondo tanto, lavoriamo come matti ma sembra che ci stiano solo prendendo per il culo...per noi, fortunatamente il lavoro è aumentato parecchio (anche perché riempiamo i clienti di omaggi), il problema che aumentano sempre più anche le uscite e ci troviamo sempre allo stesso punto! Senza contare poi che io non ho un vero lavoro...semplicemente perché NON C'E'! L'unico posto che avevo trovato mi stava letteralmente uccidendo, e così l'ho lasciato con la gente che mi guardava come se fossi pazza. Forse pazza lo sono ma finché posso non ho intenzione di lacerarmi l'anima in qualcosa che non mi rappresenta. E così pur di non tornare indietro mi arrangio con quel che posso...sperando che i politici di lassù la smettano di scambiarci per bancomat viventi.
    E poi...cazzo!...la storia l'ha insegnato a tutti noi. Nel passato per uscire dalle crisi economiche si dava da lavorare alla gente affinchè potesse rimettere in moto l'economia...oggi invece è l'esatto opposto! Cosa si possono aspettare?

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    1. Le tue riflessioni BEKI non sono solo molto sagge, ma anche pregne del denso significato di amore per il futuro che, spero abbiano Sempre più persone... Forse i politici non si accorgono che ogni giorno un pezzettino di fede nel domani si squaglia, è sempre più appare buio il futuro...

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  16. Ho idea che siamo in tanti a volercene andare.. me compresa e invidio come te le persone che hanno avuto il coraggio di prendere questa decisione.
    Bel post che condivido appieno.
    A presto... Dream Teller ^^

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    1. io, in verità DREAMTELLER, ho anche molta stima di tutte quelle persone che, nonostante fosse piu difficile, hanno avuto il coraggio di iniziare a pensare al loro posto nel mondo ragionando appena fuori casa...

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  17. Io non conosco tanta gente che se n'è andata, solo un cugino che abita a Palma e qui non ci torna nemmeno morto, una giovane amica trasferitasi a Valencia e anch'essa della stessa idea. Se trovi il lavoro, un'ambiente confortevole e l'amore...chi torna più? Se potessi scegliere vorrei trasferirmi in USA, ma mi sa che resterà un sogno irrealizzato...

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  18. l'altro giorno parlavo con un mio amico, uno che ha dei contatti lavorativi in comune con me... gli raccontavo dei nuovi progetti di visite guidate che io e le altre mie amiche stiamo mettendo su, anche in collaborazione con un grosso ente... questo mio amico mi fa: "ohi, però non diventare come tizia, che si sbatte in continuazione e non porta a casa mai niente! che cambia gli itinerari, mette cose costosissime che mai nessuno compra e sta lì poi a incontrare sempre gente su gente, a cambiare tutto di volta in volta, con un grande dispendio di energie, tempo e soldi!"
    io lo so che me l'ha detto perchè mi vuole bene e mi vuole mettere in guardia... ieri riunione con le altre guide... io l'unica cosa che ho adesso è il tempo, lavoro poche ore e ho tempo da investire in studio e aggiornamento blog vari... ma ho salutato le mie amiche con un senso di frustrazione e di amarezza... per quanto poco vengo pagata... per quanto davvero si consideri il mio lavoro pressochè inutile... ad avere il coraggio di andarsene... mi sono innamorata di Berlino, la sua organizzazione,la sua precisione... ovviamente ci sono dei lati oscuri che in soli sei giorni di permanenza non si possono vedere, ma se potessi... emigrerei davvero! mi manca il coraggio... ma d'altronde, a parte i miei genitori e mio fratello, non ho davvero nessuno che mi lega qui...

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    1. Sinceramente KANACHAN, sono assai distante dal tuo emisfero lavorativo, ergo non so come vadano le cose, e come si sviluppino determinate situazioni, posso dirti che, per chi lavora nel turismo, ho sempre pensato potesse essere più semplice prendere ed andare... Ma non so se sia utopia o realtà...

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  19. Se penso al mio futuro ho il totale e completo sconforto.
    Ho scelto un percorso che qui in Italia è maggiormente difficile intraprendere.
    Ammetto che l'unica cosa che mi tiene ferma qui sono i miei genitori, ma credo che un giorno anche loro mi diranno di andare via.

    Bel post.

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    1. I genitori italiani VIVEREVIOLA, sanno essere molto invadenti, e possono arrivare a rendersi odiosi con la loro fame di tenerci a casa con loro... Io ti auguro di poter vantare genitori tanto moderni e smaliziati, da non legarti

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  20. Se al tuo problema c'è soluzione, perché preoccuparsi?
    Se al tuo problema non c'è soluzione, perché preoccuparsi?

    In Cina dicevano così (e penso lo facciano ancora).
    Io sono qui, nella mia piccola città (circa) italiana. Ho la fortuna di avere un lavoro retribuito ed una casa (cose non scontate). La mia famiglia è qui, la mia terra è questa.
    Non biasimo tutti quelli che se ne sono andati (e ne conosco tanti anche io) ma finché questa casa on mi caccia, io rimango qui. Finché la mia terra accetta il mio abbraccio e la mia presenza, io rimango qui.

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  21. In pratica si, sono a Singapore adesso e dopo 2 anni a natale tornerò "finalmente" in italia. Sul finalmente metto le virgolette perché, come dici te, all'estero si può essere qualcuno e in italia si può essere solamente presi in giro.
    Più giro il mondo e più mi manca l'italia, cibo clima e affetti, come da noi non ce ne sono...

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    1. È bello FANNES, sapere di qualcuno che, sebbene abbia dovuto allontanarsi per trovarsi, sappia riconoscere il valore di casa nostra!

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Sappiate che vi leggerò.
Non sarò sempre d'accordo con voi, battibeccheremo come galline in un pollaio!
...ah, non chiedetemi di seguirvi, non lo faccio se non mi convincete davvero, sono una FOTTUTISSIMA SNOB!