lunedì 27 marzo 2017

un lunedì che ha, particolarmente, del lunedì

Il lunedì è più una condizione mentale che un giorno della settimana vero e proprio...

Diciamo che, volenti o nolenti, ci troviamo un po' sempre tutti, alle prese con i piccoli grandi drammi del post weekend... anche se non si è fatto nulla di stratosferico e si è polleggiato tutto il pomeriggio tra divano e frigorifero, chissà perché la ripresa è tanto stressante da poterla elencare tra i mali del mondo senza colpo ferire.

Questo lunedì poi, ha un peso particolarmente cattivo, se vi chiedete perché, è evidente che le lancette del vostro orologio non hanno subito variazioni, e questo, vien da sé, mi porta a pensar che stiate vivendo una vita parallela, ad un'ora di differenza dalla nostra...

...e, se siete tra questi, avete tutta la mia invidia!

Si, perché mi piacerebbe poter giustificare in un un modo oggettivo, magari addirittura scientifico, lo scoglionamento odierno, ma non posso che ammettere la mia umana imperfezione rintronata, e tenere botta...

Quest'ora verrà a mancarmi.
Tanto.
Tantissimo.
Sempre di più nei prossimi giorni.
Ma sarò forte, e non soccomberò (spero).

Per altro, nel mio immaginario di ragazza dal bicchiere mezzo pieno (?!), il change dell'ora, segna inevitabilmente l'arrivo della primavera, e si spererebbe che il clima, strizzasse benevolmente l'occhio a questa reale realtà... e invece no!

Buono e giusto, come un trattato sulle Leggi di Murphy, niente da fare!
Weekend più uggioso, non avrebbe potuto vessare il bresciano, e me, nello specifico!

I fattori da me indipendenti, sono stati cosa particolarmente spiacevole, perché si sono ripercossi su un numero precisato di momenti no, da me vissuti, e che ora vado elencandovi:
* solita insonnia bastardissima - gaudio cum letizia, l'ancor più scarso quantitativo di ore dormite;
* corsa - prima garetta (del cazzo ammetto...), ma una volta sveglia, ho visto la pioggia e mi sono scoraggiata, rimanendo poi incagnita all day and all night, no comment;
* vomitillo - tu chiamalo, se vuoi, virus intestinale, ma sono andata a cena in un posto che mi piace un sacco, e la cena se l'è goduta il water, allegherei foto, ma sono pudica;
* persone ridicole - ...e pensare che dovrebbero essere amici, o presunti tali, mi riservano di quegli atteggiamenti, che ti fanno pensare che chi consiglia di potare i rami secchi, non è che sia proprio proprio stronzo... ;
* vecchi con la patente - con affetto, se ad 80 e passa anni, con la capacità di movimento del Bradipo di "Zootropolis", avete ancora la patente, siete pericoli pubblici. Punto. Ben lo sa, la mia Piccola Kimi, che è stata rigata di cattiveria sulla fiancata... di lunedì mattina... con lo stato d'animo dell'ora legale... bestemmia in the air.

Ci sarebbero anche cose (molto) buone, che hanno contraddistinto il weekend, ma toglierebbero power alla valanga di lamentosità varie e variegate, che vi ho testé propinato; e, volendo mantenere, una buona dose di coerenza, vi risparmio il lato da spruzzetto di sole, riservandolo ad una mattinata nella quale:
* non avrò la faccia contraddistinta da occhiaia da panda;
* mi sarò allenata come nemmeno la Pellegrini in vista delle Olimpiadi;
* la pancia mia si sarà fatta capanna, indipendentemente da malanni o glicemia;
* sarò stata circondata only da positività strabordante, da parte di amici-amici...;
* la mia rossa fiammante, sarà tornata a ruggire con tutti i crismi del caso!

...non accadrà mai...
...mai una gioia...
...arrenditi Patalice, che è meglio!

venerdì 24 marzo 2017

...sappiate la mia...

Una ragazza che segue il blog mi ha mandato una mail.

Non succede spesso, ma quando succede mi sento fica.

Cioè, non so se sarà capitata anche alla mia adorata Ferragni degli inizi una roba del genere, ma io mi sento una specie di micro dea quando avviene... scendono petali, e al mio passaggio si srotola un morbidissimo tappeto rosso...

Solo che, cazzarola, il messaggio che mi veniva recapitato, non era E S A T T A M E N T E rose e fiori... e va beh, non vi scrivo tutto-tutto, ma il concetto che mi ha lasciata interdetta, quello ve lo esplifico: "...ma perché non dici mai quello che pensi?"

CHI?
IOOOOOO?!?!
No, cioè, scherziamo?
Io non dico quello che penso?
Io non faccio presente al mondo il mio punto di vista?
Io celo le mie credenze e le mie opinioni?
MA DOVE?!

E niente, preso atto di questo monito, mi sono altresì chiesta perché mi scocciasse così tanto, visto e considerato che se una cosa non ti riguarda particolarmente, questa stessa cosa non dovrebbe cambiarti la giornata.

Il perché è presto detto: forse un po' è vero.

Questo blog dall'aspirazione deliberatamente cazzona, manca di punti forti nei quali riassumere il Pata-Pensiero.

E sebbene credessi che la cosa interessasse quanto l'attività sessuale della locusta, ora sono convinta che vi serva sapere la mia sui grandi temi che attanagliano la società.

MATRIMONI GAY
pro
assolutamente pro
il matrimonio non è una passeggiata, anzi alle volte è l'inizio della fine,
perché dovrebbero pipparselo solo gli eterosessuali?

ADOZIONE
pro
assolutamente pro
anche quando è un single che la vorrebbe, tanto più se è una coppia,
il cui sesso mi interessa pari a zero,
perché c'è bisogno d'amore per Dio,
e di dare vita a nuovi nuclei famigliari,
e la burocrazia rompe le palle. Troppo.

MATERNITA' SURROGATA
pro
assolutamente pro
che non vuol dire dare un prezzo ad una vita,
e nemmeno commercializzare un'evento come la gravidanza,
ma significa una possibilità.
punto.

TATUAGGI
pro
assolutamente pro
che un giorno la rarità sarà chi non ne avrà?
eh va beh, per una volta tanto, sarò una tra i tanti...

EUTANASIA
pro assolutamente pro
che non possiamo decidere come nascere,
spesso ci viene impedito di vivere come vorremmo,
ma almeno la libertà nel farla finita,
ce la possiamo prendere, o no?

BARBARA D'URSO
contro
assolutamente contro
che io accetto tutti,
sono contro il razzismo,
sono femminista,
sono convinta che a tutti si debba dare una possibilità
ma lei trascende ogni buona intenzione,
mentale o fisica che sia!

mercoledì 22 marzo 2017

cattivissima io

Odio un sacco di cose.
...qualcuno potrebbe dire che è perché sono difficile...

Stronzate.
Il fatto è che godo di buongusto.

E' una maledizione, perché devo avere a che fare con le pessime scelte della gente; con la sua scarsissima predisposizione alla cosa migliore; e pure con la loro litania moralista che sembra impartire la giusta, amara, medicina su cosa fare...

Tutta la mia comprensione agli incompresi.
Ad esempio, coloro i quali guardano alle coppie bruttissime, dove lei è visibilmente incinta, e sentono la domanda formarsi spontanea: MA PERCHE' VI RIPRODUCETE!?

A quelli che, guardano il cane (?!) vestito come la peggior bagascia thai, che invece di correre dietro ad una palla, abbaiano incessantemente in borsetta, e si domandano: MA PERCHE' CAZZO LI CHIAMATE CANI?!

Ed anche a chi va a cena con i suoi amici, e si deve pippare la cretina di turno, che vuole l'hamburger senza insalata e senza salsa, ma con i cetrioli e il pomodoro, e che prima di lasciar mangiare gli altri, deve fare 46mila foto della tavola, con dovizia di particolari ed angolazioni differenti, e ti viene da chiderle: MA A TE, CHI TI HA INVITATA?

E' un dato di fatto.
Odio un sacco di cose, sono intollerante ad una serie di piccoli/grandi eventi che tormentano il mio cervello, facendomi un macello cerebrale di quelli giusti...

E ve l'ho detto, sono certa che la colpa sia del buon gusto che mi contraddistingue, nulla di più...
Ed oggi, sebbene sia passato qualche giorno dal fatto, credo sia doveroso usare, anzi ABUSARE di questa parola: buongusto.

Credo sia noto a tutti, quanto è accaduto lunedì mattina, all'interno di non so quale trasmissione televisiva sulla RAI, che invece di dare sfoggio di intelligenza, o quantomeno, di temperanza, dando servizio pubblico decorosamente detto, ci informa che le donne dell'est sono le perfette compagne da avere accanto, perché quando sei vecchio non hanno problemi a cambiarti il pannolino, e perché tornano prontamente in forma dopo il parto...

Un degrado illegittimo di maschilismo e razzismo, che farebbe accapponare la pelle anche a chiunque sia dotato di un cervello pensante.

Ironia?
Stì cazzi.
Io sono ironica, parecchio ironica, riesco addirittura ad essere auto-ironica a volte, ma io non sono la Rai, io posso permettermelo, io non devo rendere conto a milioni di italiani che mi pagano per dar loro qualcosa di più di aria fritta di bassa lega ed infimo livello.

Traducendo in soldoni, io posso sparare cagate a raffica, al massimo mi mandate a quel paese, non mi leggete più, mi depennate dalle preferenze... ma io dico, come si fa ad insultare tante persona in una botta sola, passando per il tubo catodico?

Ci vuole il talento del cattivo gusto.
Talento che non ho.
Che Dio mi abbia in gloria.

lunedì 20 marzo 2017

19 marzo: festa del papà

Ieri è stata la FESTA DEL PAPÀ.

Un'affermazione assolutamente corretta, che va a scontrarsi e a scornare le varie definizioni d'affetto, così gelosamente trattenute dai vari ed eventuali detrattori dei festeggiamenti "commerciali" (vedi S.Valentino, 8 marzo e compagnia rampante...), come se solo loro avessero la verità della profondità degli affetti; che noi che regaliamo ed auguriamo un giorni imposti, veniamo tacciati di pochezza... 

Io, a Paparotto Gigiotto, ho dedicato un messaggio alla C'è Posta per te, ed un weekend da condividere con la SuperMamma, una foto su Instagram con dedicata, ed un ricordo che ci riguardasse su Facebook.

Plateale.
Superficiale.
Esibita.
Esibizionista.
Chi se ne frega.


Mio padre è un uomo ingombrante, che negli anni si è fatto peggio, imparando a mettermi i bastoni nelle ruote gin già dai progetti mentali, e sforzandosi di influenzarmi con la sua presenza in modo sempre nuovi, essendo spaventosamente assente.

Mi ha insegnato la rincorsa alla perfezione, intriso di atteggiamenti sbagliati.
Non i concetti, quelli quasi sempre validissimi, ma le parole usate per esprimerli... che Dio ce ne scampi! 

I suoi geni sono nei miei occhi, anzi, più nel suo sguardo, rigido supponente ed inquisitorio; nella mia natura auto celebrativa, supponente ed elitaria; nel mio mondo sportivo, sotto i riflettori, dentro gli scenari più in luce...


Abbiamo la somiglianza involontaria del caso, e quella volutissima del mio dipendere da lui e dall'opinione che ha di me. 

Forse oggi, non tutto-tutto, sarebbe com'è, ma non ci posso fare nulla, essendo asservita alla parvenza dell'approvazione che ricerco da lui.

Va bene così.
Sto crescendo, a braccetto con le paure che convivono con ed in me, ed accettando che lo deluderò, che non sarà come lui sperava fosse, e che non mi riconoscerà sempre, anzi, 

Eppure, ho la consapevolezza che, comunque, mi amerà. 

Gli farà male amarmi come mi ama, perché dovrà prendere atto silente (...spero ma non credo...) della mia fallibilità in campi che mi vedono determinatamente perdente, ed ignorare la tentennante visione di me stessa, che ogni giorno cambia.

Penso il Paparotto Gigiotto, prediligesse i tempi in cui il 19marzo coincideva con l'ennesimo disegno (obbrobrioso) o con la replica della replica di uno scarso lavoretto scolastico dedicato a lui, e brutto come la fame; che ora si, i doni che gli dedichiamo sono più belli e preziosi, ma le mille inclinazioni del rapporto con le sue figlie sono tanto più faticose di quanto non ci si voglia augurare. 

Però la difficoltà vale la pena. 
Me l'ha insegnato lui.
E, alle volte, come me, so che anche lui si auspica la banalità dell'esistenza, e non ci si rassegna che con me, non sia mai così... ma sa amarmi lo stesso... e questo fa bello dentro, perché lo arreda coi pensieri migliori. 

venerdì 17 marzo 2017

sogni che prendono aria...

Sai quando fai un sogno?

Quella parentesi rosa, tipo roba da unicorni che svolazzano nel cielo, riempiendolo di delicate nuvolette lilla, e profumandolo di vaniglia e zucchero filato...

Ecco i sogni dovrebbero avere quella consistenza lì...
Quella che si suol dire impalpabile, ma che in realtà ha una consistenza pazzesca, che la puoi tenere in mano, e te ne rendi conto di come è fatta.

Però non proprio tutti-tutti i sogni hanno quell'apparenza delicata e sognante, alcuni sogni fanno la muffa.

Non (solo) perché li trascuri, lasciando che il tempo li deteriori, ma (anche) perché finisci col dimenticarteli a tratti... posponendoli ad altre cose, non meno importanti, diverse, si ecco diverse.

Io sono una che dorme zero, e quelle scarsissime volte in cui mi capita di farmi qualcosa di meno simile ad un pisolino, non sogno mai... attività onirica pari a zero!

Ergo, mi sono direzionata verso i sogni tangibili, quelli che la mattina estrai dal cassetto insieme a mutande e calzettoni...

Però, i sogni non sono gratis, fanno male, obbligano a scegliere, impongono rigida disciplina e sacrifici che non fanno piacere... e tutto questo lo si impara giorno per giorno, mentre ci si danna per arrivare alla fine dell'irreale per rendere tattile e tangibile tutto quello che ci gravita intorno.

Ecco, il sogno che faccio io è stra bello, ma non è ne rosa, ne profumato, ne popolato di creature fantastiche... ci vuole sudore, ed un briciolo di cuore, se vuoi andare oltre lo zero a zero...


mercoledì 15 marzo 2017

...e usala quella lingua cavolo!

Ed oggi vorrei approfondire il fattore L: 
L I M O N E.

No, non nel senso dell'agrume!
giuro che non voglio farvi una tiritera sugli effetti benefici dell'acqua limonosa al mattino, ne di quanto possa essere buono questo frutto, ne tantomeno della sua coltivazione, della quale so e mi interessa al pari delle condizioni climatiche in Ecuador.

Il LIMONE del quale sto parlando è quello che ci si tira quando siamo ingrifati.

Volete chiamarlo bacio alla francese perché fa più fine?
Fate pure, ma cambiando l'ordine degli addendi il risultato non cambia, perciò... 

Il LIMONE, dicevamo, è una pratica usuale in special modo durante gli anni dell'adolescenza, quando gli ormoni girano a tremila, e le ascelle (pezzate e flatulenti) parlano per loro.

Il LIMONE non parla d'amore, ma di passione, di istinto, di carne (ma di quella accessibile anche ai vegani), di momento.

Il LIMONE non è eternità, non è promessa, non è progettazione, non è legame: il LIMONE è quell'istante perfetto che si può consolidare con quel bacio appassionato che si cerca in due.

La cosa più bella del LIMONE è che non lo puoi mai definire "bacio rubato", che è un termine aberrante, perché le sensazioni, se le rubi, sei un mentecatto sentimentale punto e basta; perché si può rubare un bacio, anche peggio, ma questo no, lo devi volere, perché per chiamarlo davvero LIMONE, ci sono due lingue che si giocano la partita della vita in campo! 
Prima, mi rivolgevo a quella gran fetta di pubblico che sono gli adolescenti, o giù di lì, perché è proprio in quell'anfratto temporale che si rimescola tutto, e viene fuori il meglio ed il peggio: nessuna vergogna per un po' di lingua esibita, e nessun decoro sul dove ed il quando.
La condizione ideale per il proliferare del LIMONE.

Da adulto ci si scopre pavidi, scossi pragmaticamente dal buon costume, che finisce sempre un po' (tanto) per sfilacciarci la spontaneità dai tessuti, rendendoci tutti schiavi del così si fa, perché fan tutti.

Orribile.

La rivincita del LIMONE accade così nelle zone d'ombra più inauspicabili, in quelle parentesi clandestine che si riscoprono quando ci si stufa di omologarsi a quelli bravi, e si inizia la rincorsa verso l'oceano dell'imprevedibile, che è la scossa unica, della quale sentiamo il bisogno.

Il LIMONE ci fa, a noi che i sedicenni li abbiamo doppiati, vacca di quella gallina a piedi nudi, sentire vivi! 
Qui ed ora.
Ad assaporare un momento che, ci si auspica, abbia un alito fresco; che ci riporti indietro a quando tremavamo per gli occhi inquisitori dei genitori, ed iniziavamo a sentire i fremiti di un'educazione sentimentale impastata con il Top Girl ed i racconti dei compagni più navigati. 

Chissà perché si è persa l'abitudine al LIMONE...
No, anzi, chissà perché l'abbiamo persa noi grandi... che nella palestra dove vado, c'è una coppia di ventenni che vive in simbiosi apneica che è una bellezza...

Qualche istruzione per l'uso del LIMONE agli over 30...

* anche l'occhio (altrui) vuole la sua parte!
Evitate quindi di metterci tutti voi stessi, seduti al tavolino di un bar durante l'aperitivo, che a nessuno interessa l'esibizione delle vostre papille all'azione!

* vietata la vergogna!
Il limone non ha pudore.
Questo significa che, quando limonate, dovete farlo con tutti voi stessi, non con un pezzettino di lingua buttato lì così a fare il suo... no no, metteteci cuore e muscoli giusti numi!

* attenzione ai denti!
Se, da ragazzine, il dramma intrinseco, era l'aparecchio, sappiate che da grandi è la foga. 
Rispondi ad una semplice domanda: fa caldo, molto caldo, e ti trovi di fronte il tuo gelato preferito, che fai? Lo lecchi assaporandolo o ti ci avventi come un leoncino?
La risposta dice tutto.
Svela che tipo di baciatrice sei, e se sei la leonessa di turno, lo schianto dente a dente, orripilante a dire poco, è quasi più che certo.

* l'abitudine fa l'uomo esperto.
La lingua è un muscolo. 
Non puoi giustificare anni di inattività limonatoria, con minuti su minuti su ore su giorni su settimane, di chiacchiere... non è la stessa cosa! 
Riprendere potrebbe essere come andare in bicicletta: potreste non aver mai scordato come si fa!
Anzi, addirittura, c'è il rischio siate più bravi... ma non è sempre così... a volte l'inutilizzo gioca tiri mancini, e quello che era il vostro cavallo di battaglia, quel bacio alla francese che si tramandava fosse leggendario, è tutto chiuso là, in quegli anni d'oro... 
Non disperate!
Potete recuperare.
Come in tutte le cose, sacrificio e pratica!  

lunedì 13 marzo 2017

Non posso piacere a tutti, ma devo amarmi

Alla fine le calze a rete le ho comprate.

Lo dico per togliere quel po' di credibilità che avevo ancora (!?).

E niente, forse è stato l'accenno di primavera anticipata, che ovviamente mi ha colta in un pomeriggio di collant di lana e dolcevita pesante; o, forse ancora, è l'avvicinarsi del 32esimo compleanno, che nonostante manchino 2 mesi, si fa già sentire; oppure sarà stato il ciclo, (che noi donne possiamo usarla sta carta, perché non usarla?) fattostà che ho fatto l'insano gesto.

Non le ho ancora usate, indecisa tra versione giovane (jeans strappato e strappone) e versione porca (tubino nero da segretaria che ti rifà i connotati oltre che i conti!).

Fine della parentesi fashion.
Aperta, ma subito chiusa quella che vi informa che su Vanity Fair di questa settimana, quello con sopra il Fedez e la Ferragni desnudi, c'è una mia lettera che è stata molto apprezzata, e mi ha fatto giungere molta solidarietà e molti complimenti, ergo se volete aggiungervi alla lista di estimatori, fate pure, e non lesinate; spalanchiamo la porta del gossip.

Non credo sia uno spoiler dire chi sia il vincitore dell'ultima edizione di Masterchef, ma se non lo sapeste a trionfare è stato Valerio, il diciottenne emiliano, che con un menù che io nemmeno saprei ordinare al ristorante, ha conquistato i palati di Cracco & company.

Al di là del fatto che mi era molto simpatico, Valerio mi ha colpito perché dal primo giorno sapeva avrebbe vinto.

Eccesso di sicurezza data dalla giovane età?
Smania di onnipotenza di 18 anni appena?
Consapevolezza smodata?
Bah, tutto può essere... fatto sta che questo prendere atto dei propri mezzi, ad un livello che ha tutto il vigore post adolescenziale, ma anche tutto il guizzo del genio dotato di un talento non discutibile, lo ha condotto alla vittoria.

Lui sapeva che avrebbe vinto, ed ha vinto.
Punto.

Ne penso tutto il bene possibile di questa cosa.
Io che a 18 anni mi chiedevo se mettere la gonna o i jeans, per andare a ballare, guardo a lui, che decideva di vincere Masterchef, e si faceva in quattro per riuscirci.

Se non crediamo noi nei nostri sogni, e nelle nostre possibilità e capacità, chi cavolo può farlo?

Nell'era del social media, dove ci scanniamo per ottenere un like, che quando arriva, ci da la misura della nostra stessa persona, c'è chi scommette ed investe su di se, e vince.

È una persona che non rappresenta il prototipo di figo alla "tronista" di "Uomini e Donne"; non si mette in luce per la maleducazione che diventa appelle; non buca lo schermo con l'aggressività o il gesto eclatante; è un giovane uomo che ha un grande sogno, al quale approdare da un meraviglioso trampolino, che si è scelto e costruito con una tenacia tale, da far impallidire le persone come la sottoscritta. 

Io, che il difetto che mi rappresenta meglio è l'inconcludenza, mi faccio piccola piccola di fronte ad una grinta tanto tanto caparbia, e mi domando e chiedo: come si fa a imparare la costanza per inseguire i propri obiettivi? Basta davvero crederci strenuamente, perché essi diventino verità?

un lunedì che ha, particolarmente, del lunedì

Il lunedì è più una condizione mentale che un giorno della settimana vero e proprio... Diciamo che, volenti o nolenti, ci troviamo un po...