Vi diranno sempre che non lo sanno, ma lo sanno sempre.
Sentirete le storie di vittimismo più disparato, le lamentele più lagnose ed i risentimenti più accentuati, e simpatizzerete sempre per loro.
A spada tratta.
Senza discernimento.
Non vi interesserà mai l'altra faccia della medaglia, e sarà sempre più colpa di lei che non di lui, che poverino cosa poteva fare?
Le chiameranno sfasciafamiglie, spudorate, vergognose. Troie.
Ha un viso mescolato di anni e risentimento.
L'aspetto di una guerriera senz'armatura e senza truppa.
Un'eremita solitaria della sopravvivenza.
Tu mi studi e pensi di vedermi?
Se ce la fai vinci il premio.
Sono anni che quella sfasciafamiglie spudorata e troia sono io.
E lo sono lontana dagli occhi; non solo quelli curiosi che indagano, e neppure da quelli inquisitori dal giudizio facile, io sono lontana da qualdirsivoglia sguardo.
Ride sguaiata.
Io sono la donna invisibile.
Ride ancora con la bocca piena di praline di ricotta al cioccolato.
Sai cos'è l'altra?
L'altra è quella che fa dell'accontentarsi un'arte.
Si accontenta del natale festeggiato il 28 dicembre, dei weekend posticipati all'infinito, dei pranzi al sacco nelle camere degli hotel a mezzogiorno, dei viaggi di lavoro improvvisati.
Si accontenta di promesse che sanno di bugia mentre volano nell'aria: matrimoni alla deriva, figli piccoli, suoceri in società che non capirebbero, alimenti che non ci si può permettere, amici in comune.
Mentre ascolti le cazzate dell'uomo che fino a 5 minuti prima ti offriva un drink, o se ne stava sopra di te, ti accontenti del fatto che abbia rubato ore al suo tempo pur di stare con te.
E forse alle cazzate ci credi anche un po'.
La voce ha un gusto amaro, nonostante le praline dolci che le impastano la bocca.
Mia madre, quand'ha annusato la situazione, mi disse che si è sempre in tempo a fare l'altra donna.
Mamma, vetusta e consunta mamma, tu te ne stai lì nel tuo piccolo focolaio di casalinga perfetta, e nemmeno ti guardi intorno.
Erano 10 anni che ero l'altra.
Avevo 32 anni.
Altro che in tempo.
Deglutisce, e l'amaro fa le bizze nella smorfia del dispiacere.
Non ho mai preso un cono gelato con lui, mano nella mano, sorrisetti idiota, ciance senza capo ne coda, il centro, la gente che ci conosce si ferma e ci saluta.
Mai fatto.
Ne con lui ne con altri.
Perché sono fedele. E lo sono sempre stata!
L'ennesima risata sguaiata e scomposta.
Ride di se mentre si versa un the freddo da una caraffa trasparente.
Com'è iniziata?
Come nella peggiore sceneggiatura che si possa annoverare:
Interno. Un ufficio di telemarketing di un'azienda di tessuti.
Personaggi. Il responsabile dell'ufficio telemarketing. La stagista appena arrivata. Gli altri.
Azione. Il responsabile dell'ufficio visiona il curriculum della stagista, mentre lei se ne sta a traballare sui tacchi un tantino troppo alti. Lui ha 41 anni, lei 22. Nessuno dei due è particolarmente bello. Lei però è procace. Lui le assegna il lavoro perché la camicia lascia intravedere under wear animalier.
Lui la prende sulla scrivania il giorno stesso, chiedendole di ricordargli il suo nome. Lei prende un pennarello e glielo scrive sul testicolo. "Dimmi che non ti sto sulle palle ora". Sfuma.
Tra noi andò esattamente così.
Avevo 22 anni e non ero certo una "verginella". Ho amato il sesso dalla mia prima volta, e non ho mai smesso di farlo.
Pensavo che la sveltina col capo fosse prassi, una specie di iter "obbligato" che capita alle neo assunte senza troppa malizia. Quella sveltina dura da 19 anni.
Ed ha ancora del potenziale...